IRENE: È successo in un attimo. Lui si è avvicinato e mi ha dato un bacio sulla guancia. Poi ha aperto la portiera dal lato del passeggero e mi ha invitata a salire. Non ho detto una parola per tutto il tragitto. Tutte quelle che gli volevo dire mi sono rimaste incastrate in gola. Per diversi minuti sono stata con la testa appoggiata al finestrino e ho guardato fuori. A un certo punto, lui ha spezzato il silenzio. “Ti ha dato fastidio che ti abbia baciata?”
“Ho sbagliato ad accettare il tuo invito” gli ho detto senza voltarmi.
“Come mai?”
Ho smesso di osservare i palazzi che mi sfilavano davanti agli occhi e mi sono girata verso di lui. “Perché è una storia sbagliata. Tu dovresti essere a casa con la tua famiglia e il bacio che mi hai dato prima l’avresti dovuto dare a tua moglie.”
“Invece sono felice di averlo dato a te” è stata la sua risposta.
Mentre pronunciava quelle parole, ha sollevato la mano che teneva ferma sul cambio e ha stretto la mia.
Dopo poco l’auto si è fermata a un semaforo e le sue labbra mi hanno cercata di nuovo, ma stavolta il suo bacio è stato più intenso.
Quel momento d’intimità è stato interrotto dal suono di un clacson.
Prima che altri autisti si spazientissero, ha ingranato la marcia e condotto l’auto davanti al bed and breakfast.
Non appena siamo entrati nell’appartamento, lui ha accostato la guancia alla mia e mi ha accarezzata. Poi le nostre labbra si sono sfiorate dolcemente.
In un attimo il pavimento si è riempito dei nostri vestiti.
Mi ha baciata avidamente, stringendomi e lasciando scivolare le mani lungo i miei fianchi.
Il letto ha accolto i nostri corpi nudi.
Il giorno dopo, ci siamo svegliati abbracciati.
ELENA: È bastato il gesto di quella ragazza per capire tutto. Mio padre si è avvicinato alla figlia del suo amico e le ha sistemato una ciocca di capelli dietro l’orecchio, poi le ha stretto le mani. Lei le ha sfilate subito non appena mi ha vista. Mio padre non si è voltato, ha continuato a guardarla negli occhi. Me ne sono andata senza dire niente. Quando sono tornata al tavolo, i suoi genitori stavano chiacchierando con mia madre. La sua voce era allegra. Dopo poco, Irene si è seduta di fronte a me e ha buttato uno sguardo dalla mia parte. Ha aperto la bocca come per parlare, ma l’ha richiusa subito. Allora l’ho fatto io. “Spero di non averti disturbata” ho detto con tono freddo.
E lei, con gli occhi puntati nei miei, ha risposto: “No, no, tranquilla.”
Quando siamo tornati a casa, mi sono rifugiata in camera ad ascoltare un po’ di musica.
Ho messo gli auricolari alle orecchie e ho iniziato a cantare a bassa voce Non me lo so spiegare di Tiziano Ferro.
A metà canzone, qualche lacrima mi ha sporcato il viso.