Il mio nome è Alice. Tra due mesi avrei festeggiato l’ultimo giorno dell’anno con il mio ragazzo, ma il destino non ha voluto. Cinque mesi fa sono stata investita da un’auto e il conducente non si è fermato a prestarmi soccorso. L’ambulanza chiamata da Riccardo è arrivata dopo poco, ma i medici non sono riusciti a salvarmi. Sono morta due ore dopo l’arrivo in ospedale. Al mio funerale c’erano parecchie persone. I miei genitori e il mio ragazzo hanno pianto per tutto il tempo della cerimonia. Mi è dispiaciuto vederli in quello stato e non potergli dire quanto gli avevo voluto bene. Ricordo benissimo quella maledetta sera: per festeggiare il suo compleanno, Riccardo mi aveva portato a cena fuori. All’uscita del locale, l’ho abbracciato forte tenendo la testa appoggiata sul suo petto. Poi ho sollevato il capo e gli ho donato il mio ultimo sorriso. D’un tratto l’ho sciolto dal mio abbraccio e mi sono diretta verso la mia auto parcheggiata dalla parte opposta della strada, per prendere il suo regalo. Sbadatamente, ho attraversato senza guardare e all’improvviso ho sentito lo stridere dei freni di una vettura. Subito dopo la mia testa ha sbattuto violentemente contro l’asfalto. Per qualche secondo ho sentito Riccardo gridare il mio nome, poi la sua voce si è dissolta fino a scomparire.